Il corpo

Perchè nascondersi e giudicare: non c’è nulla di cui vergognarsi e su cui giudicare: ognuno pensa al proprio fisico e non a quello degli altri. Pertanto condivido il pensiero della scrittrice Rita Templeton. Buona riflessione

Rita Templeton

Rita Templeton

Rita Templeton – Writer, wife, and mom to four energetic little boys. Lover of zombies, baking, and science. Blogger at FightingFrumpy.com:

Perché voglio che i miei figli vedano il mio corpo nudo” di Rita Templeton

Vivo in una casa piena di uomini: quattro, per l’esattezza. Ma sono ancora relativamente piccoli – quindi ancora niente riviste licenziose nascoste sotto il materasso, accessi a siti porno non cancellati dalla cronologia di internet, niente del genere. E per quando vorrei pensare che i miei figli non siano curiosi, sono perfettamente cosciente del fatto che non è così: si avvicina il momento e probabilmente sarà prima di quando vorrei. (Voglio dire, se fosse per me, non penserebbero al sesso fino ai 25 anni).
Ma prima che accada – prima che scoprano quei seni rotondi e solidi come meloni e quelle immagini di sederi sodi, luccicanti e senza smagliature – voglio esporli a un’immagine di corpo femminile totalmente diverso. Il mio.
La nostra non è una casa riservata. Non poltrisco in giro nuda come fanno i miei ragazzi (e passo più tempo a dire “Mettiti dei pantaloncini” che altro) – ma non mi sono mai sentita in imbarazzo a cambiarmi davanti a loro, o a lasciare la porta aperta del bagno mentre faccio una doccia, o ad allattare a seno scoperto. Perché voglio che vedano che aspetto ha un normale corpo femminile. Perché se non lo facessi – e le prime immagini di corpo nudo femminile a cui sono esposti fossero irreali e perfette come quelle che si trovano nei filmini e nelle riviste – che tipo di aspettative avrebbero poi? E quale donna reale potrebbe mai essere all’altezza delle loro aspettative?
Detto tra noi, sono totalmente insoddisfatta del mio corpo post gravidanza. Ma per il bene dei miei figli – e delle mie future nuore – mento a denti stretti. Quando mi chiedono delle mie smagliature, dico loro orgogliosamente che crescere un bambino è un duro compito, e che quelle sono le medaglie conquistate (i riferimenti ai giochi funzionano sempre con i ragazzi, non importa di cosa si tratti). E per quanto vorrei farmi piccola piccola e fuggirmene via quando toccano la mia pancia morbida, lascio che giochino con le mie manigliette con le loro manine curiose. Se lo odio? Certo che sì. Vorrei urlare “Lasciate in pace la mia ciccia!” e correre a comprarmi la prima t-shirt oversize (o alla clinica più vicina per una liposuzione).
Ma non lo faccio. Perché per il momento, in questi anni formativi, la mia ciccia è la loro unica percezione di un corpo femminile. E voglio che sappiano che è bello, anche con le sue imperfezioni.
Dico loro quanto è forte il mio corpo. Mi vedono fare esercizio. Mi vedono seguire un’alimentazione sana, e allo stesso tempo mantenere un amore per le sfiziosità. E anche se come la maggior parte delle donne talvolta mi sento in colpa a vedere che i jeans risultano sempre più stretti, o frustrata a leggere il numero sulla bilancia, davanti a loro mi mostro sempre e solo orgogliosa del mio corpo. Anche quando dentro mi sento completamente all’opposto. Instillare un’immagine positiva del corpo femminile non è una questione che riguarda solo le persone che hanno delle figlie, non significa soltanto farli sentire a loro agio con se stessi, ma anche fare sapere loro che quando si tratta del sesso opposto ciò che è reale è bello.
Non voglio rendere loro, o a qualsiasi donna che un giorno potrebbero vedere nuda, il disservizio di dire che un seno cascante non è bello o che un pochino di ciccia è qualcosa di cui vergognarsi. Voglio che sappiano che la normalità è questa, non quella trasmessa dalle immagini di seni rifatti e modificati su Photoshop con le quali saranno bombardati. Certo, si imbamboleranno davanti a quei seni tondi e a quelle pance piatte e a quei sederi in movimento… ma ho la speranza che dentro di loro sapranno che non è la norma alla quale le donne dovrebbero attenersi.
Ci sarà un momento in cui mi coprirò davanti a loro. E sono certa che a quel punto li sentirò dire “Ehi mamma, mettiti qualcosa addosso!” e che impareranno a bussare prima di entrare in bagno (il che sarebbe fantastico – a dire la verità). Ma fino ad allora, lascerò che tocchino le mie smagliature e sopporterò pazientemente quando sghignazzano nel vedere il mio sedere che ballonzola quando mi alzo per andare a prendere un asciugamano in bagno. Perché voglio che imparino finché sono piccoli – così che quando saranno grandi, e le loro mogli diranno “Vorrei avere delle gambe più sottili”, i miei figli risponderanno “Sono perfette così come sono”. E lo intenderanno per davvero.

Articolo di Rita Templeton

condiviso da MIrco

La nudità è un fatto assolutamente naturale e non è fonte di particolare curiosità! “Scoprire il corpo non è un segnale equivoco, ma di libertà e rispetto reciproco, di annullamento delle barriere sociali ed interpersonali, ma non certo di disponibilità equivoca. Secondo me vi è una sola verità: alle persone si deve rispetto, alle donne ancora di più, visto che sono a credito”.

Il commento di una donna: “Salve! Io penso che bisogna agire con tranquillità senza per forza parlarne. Mi spiego meglio: che bisogno c’è di ostentare ai 4 venti l’8 marzo giornata della donna? Quasi come se nei restanti 364 gg. la medesima debba essere scordata…: difatti, al di là del significato storico, personalmente la trovo una festa commerciale ebete (la festa della donna è tutti i giorni, non solo l’8 marzo).
Ed ancora: che bisogno c’è di ostentare termini tipo “Sindaca”, “Ministra” e via discorrendo? Io, da donna, non mi sento affatto sminuita se tali termini hanno lontani radici storiche maschili. Io sono certa del mio valore e della mia essenza: se sottolineo, è come se implicitamente mi auto-sminuissi.
Ergo, in sauna la soluzione è semplice: ferme restando eventuali regole di Centri, io donna mi comporto con estrema naturalezza senza farmi troppi pensieri”.
Infatti “si tratta di valori, di rispetto dell’essere umano, e per me è una cosa molto importante”. Per cui “la donna che si copre e nasconde la sua bellezza è una ‘povera sfortunata’, abituata ad aver a che fare con uomini incapaci di controllarsi e riottosi a dominare impulsi ed istinti”, da denunciare. “La povera sfortunata” non “si rassegni a tollerare uomini di tal fatta, io ho scelto un’altra via: Le donne con cui io ho a che fare non hanno ragione di coprirsi, e da me otterranno sempre il massimo rispetto“.

Concludento, il rispetto è alla base di tutto, io non ho bisogno di pensare al fisico degli altri: “mi considero naturista perché considero “naturale” stare senza vestiti e quindi non lo considero “trasgressivo” e non lo faccio col desiderio di “trasgredire la normalità” visto che per me la normalità è essere senza vestiti, quindi se fra chi leggerà questo post c’è qualcuno in cerca di “particolari attenzioni” è pregato di passare oltre (pensa al tuo fisico, non a quello degli altri). Sono naturista da sempre: sono nata e cresciuta in una famiglia di naturisti dove la nudità in vacanza, ma anche a casa nella quotidianità era normale!
Inutile dire che adoro prendere il sole integralmente e soprattutto fare il bagno senza costume; mi piace anche fare attività fisica nuda, ma purtroppo è difficile far jogging al naturale e mi accontento di far yoga a casa mia”.
“Stare nudi tutto il santo giorno non è uno scherzo. Ti ci devi un po’ abituare: la libertà naturista è una condizione intima prima ancora di essere una socializzante facilitazione psicologica. Richiede una certa capacità di personale assuefazione al rispetto degli altri, la predisposizione a guardare oltre il corpo, il coraggio di annullare i propri pudori ripulendoli dalle scorie moralistiche.” tratto da Zello, confessioni di un Saunista. Leggi anche l’articolo Oasi Naturista di Zello

Mirco

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