La ricerca

Salute: da una ricerca interessata alcune notizie che vi riporto:

Il punto G :

Riuscite a individuare il punto G? E’ una cosa facile? Il punto G ce l’hanno tutte. Non e’ facile raggiungerlo ma se lo trovi lo capisci. È una ghiandola rugosa situata 5-8cm nella parte superiore della vulva… quello che vi confonde quando vedete che non accade nulla è perché avete questa convinzione (chi c’è l’ha) che a noi basti esser toccate in un punto ed il gioco è fatto.. personalmente ha un effetto completamente opposto, chi cerca la via più facile o non si impegna ha perso a priori. Non ho mai incontrato una donna che non l’avesse… Non credo esistano donne che non ce l’hanno, ogni donna è diversa. Il punto g c’è l’hanno tutte, dipende tutto dall’uomo a trovare: Non è cosa facile da trovare ma ce l’hanno tutte! Ma non è nemmeno così difficile da trovare. Ci sono donne che hanno orgasmi clitoridei, altre che hanno orgasmi grazie alla sollecitazione del punto G (ho scoperto non da tanto, che esiste anche un orgasmo dovuto alla sollecitazione della cervice, che collega l’apice della vagina all’utero, e pare che dia delle piccole scosse piacevolissime… un po’ come avviene con la stimolazione prostatica nei maschi. Eccolo! Quello è il punto A. Si raggiunge anche con vibratori lunghi e sottili. Ma a leggere la letteratura scientifica, pare che in questo caso non tutte le donne ne siano dotate. Ce l’hanno tutte ma secondo alcuni non è così: ci avevano detto che aveva la forma di un sacchetto e misurava otto millimetri. Poi è arrivata una parziale smentita. Altro che otto millimetri: sarebbe delocalizzato in un’area più ampia, la cosiddetta Cuv. E ora una dichiarazione ancora più netta: il punto di Grafenberg – punto G, se preferite – non esiste affatto. Non solo. Non esisterebbe nemmeno l’orgasmo vaginale. I sessuologi Vincenzo e Giulia Puppo, del Centro italiano di sessuologia, dopo una lunga review sull’anatomia femminile, pubblicata su Clinical Anatomy, hanno concluso che l’unica via per l’orgasmo femminile passa per la stimolazione clitoridea diretta. La buona notizia, secondo i Puppo, è che l’orgasmo sarebbe sempre possibile “per tutte le donne”. Almeno stando a quel che dicono gli autori del lavoro. Il clitoride, per esempio: “Il clitoride interno non esiste. L’intero clitoride è un organo esterno. Non è composto di due archi, ma del glande, del corpo e delle radici. ‘Bulbi clitoridei’ è un termine scorretto da un punto di vista embriologico e anatomico: il termine corretto è ‘bulbi vestibolari’. La vagina non ha alcuna relazione anatomica con il clitoride”. Il clitoride, da un punto di vista anatomico, non sarebbe altro che un pene femminile.

punto-gIl punto “G” si dovrebbe trovare sopra le pareti della vagina,si inseriscono 2 dita e si toccano le pareti superiori,con movimenti lenti,più la donna si eccita più aumenta la stimolazione, infatti il punto G si trova a circa 2cm all’interno della vagina e lo potete capire perchè al tatto e’ leggermente spugnoso ….comunque diverso dal resto delle pareti vaginali. Secondo i sessuologi, inoltre, il punto G e l’orgasmo vaginale che alcune donne sostengono di provare non esistono: “È sempre e soltanto causato, invece, dalla stimolazione degli organi erettili circostanti [cioè il clitoride], che scatenano l’orgasmo femminile”. Sarebbero “privi di basi scientifiche” anche l’eiaculazione femminile e il cosiddetto Pgap (Persistent genital arousal disorder, cioè il disturbo persistente dell’eccitazione genitale). Eppure, scrivono i Puppo, l’orgasmo femminile si può sempre raggiungere. Basta sapere cosa fare: “La soddisfazione sessuale femminile si basa sull’orgasmo e sulla decisione [resolution]: in tutte le donne, l’orgasmo è sempre possibile se gli organi erettili femminili, cioè il pene femminile, sono efficacemente stimolati durante la masturbazione, il cunnilingus, la masturbazione da parte del partner o durante i rapporti vaginali o anali se il clitoride è semplicemente stimolato con un dito”. C’è persino un’immagine esplicativa.
Il lavoro, com’era facile aspettarsi, ha causato qualche alzata di sopracciglio. Kayt Sukel, del New Scientist, dice di “essersi un po’ persa” tra le osservazioni dei sessuologi italiani. Perché il piacere femminile è qualcosa di molto complesso. Qualcosa di più rispetto alla semplice somma anatomica delle parti basse. “Anche se esiste una prova certa che il clitoride, anatomicamente, sia una specie di pene femminile, con caratteristiche di sviluppo molto simili, non ci sono abbastanza dati per concludere che i due organi siano autentici per sensazioni e funzioni”. Gli autori, secondo Sukel, hanno trascurato tutti gli studi al di fuori del campo anatomico, che esaminano, per esempio, le funzioni del nervo vago o la stimolazione diretta della cervice, che può portare all’orgasmo le donne paralizzate. Ma anche il ruolo della psiche. L’eccitazione e il piacere passano anche (forse soprattutto) da lì.

L’approccio al sesso:

incontro“Dicono che spesso donne e uomini vivono il sesso in modo diverso, così come diversamente vivono l’amore.
Ma è davvero così? Siamo davvero così diversi? Davvero gli uomini provengono da Marte e le donne da Venere?
Innanzi tutto siamo diversi per una questione fisica e ormonale per il resto credo ci siano tante eccezioni e luoghi comuni.
..la sessualità della donna è più raffinata…perchè la sua mente più profonda. L’uomo riduce il tutto a livello prettamente fisico .. . LEI prova piacere con accenni, sguardi .. parole ..; lui..in modo materiale…carne, sangue ..umori… .tranne in alcuni casi ..ad esempio nei cultori del sesso estremo.. ove spesso la priorità è l’eccitazione, è cerebrale, a scapito di quella fisica.. il collegamento col mio post ..delle coccole dopo…per lui non servono ..il tutto si esaurisce con l’orgasmo… mentre per LEI.. l’interruttore della mente non si è ancora spento.. quindi diverso anche il modo di interpretare i sentimenti: più profonda la donna, più superficiale l’uomo. Il tutto tenendo conto del fattore soggettività: sono diversi i modi di vivere la sessualità ..perchè diverse le menti di uomo e donna. L’amore viene visto si in maniera diversa: l’uomo e’ sempre più spinto e deciso, la donna tende ad essere più riflessiva e a verificare prima. Se una donna sconosciuta vuole fare sesso con un uomo, l’uomo dice WOW NEMMENO MI CONOSCE !, al contrario invece una donna dice MA COME CAZZO TI PERMETTI, NEMMENO TI CONOSCO!”. Il punto L nell’uomo è rappresentata dalla prostata: stimolarla aiuta il rapporto di coppia (la ricerca della prostata può stimolare l’erezione e svuota tutto lo sperma presente nella ‘sacca’).

Riuscite a fare la ginnastica di KAGEL durante il rapporto? Avete mai conosciuto una donna che durante la penetrazione fa la ginnastica di KAGEL?  La ginnastica di Kagel è una ginnastica che esercita la donna con i muscoli della parete pelvica cioè quella che in gergo chiamiamo figa o vagina in italiano e non è perchè la donna è incontinente anzi…. e ne trae un grande beneficio l’uomo durante il rapporto sessuale, la donna contrae e rilascia i muscoli avvolgendo il pene e rilasciandolo aumentando l’eccitazione e il piacere per entrambi, La ginnastica vaginale è consigliata soprattutto a livello medico. Ma ne trae vantaggio anche la donna e di riflesso l’uomo durante il rapporto sessuale. Molte donne non sanno nemmeno di averli questi muscoli e vanno a istinto. Quelle che la usavano sapevano bilanciare anche i tempi dell’orgasmo. Piacere moltiplicato non solo per loro naturalmente. Serve x tonificare le pareti vaginali….(“da mamma, ho partorito due volte senza dolore e sembro ancora vergine….e ti assicuro che non sono incontinente: l’ho imparata al corso pre parto, ogni tanto quando mi ricordo la faccio, ho il pavimento pelvico super allenato” oppure “lei lo faceva perché diceva che godeva di più …. io sentivo come un risucchio le pareti vaginali nelle contrazioni stimolano parecchio il glande .,non solo il glande ma tutto il pene viene stimolato nella cavità vaginale) anzi il massaggio risulta molto gradevole è come se oltre alla penetrazione tu stia ricevendo anche il pompino, spero di riuscire a spiegare la sensazione che può darti, per la donna invece il piacere di stringere i muscoli è di sentire di più il pene dentro di lei. E’ un massaggio come un pompino durante la penetrazione sono due piaceri in contemporanea…un dolce massaggio che concedi al tuo partner mentre è dentro di te e ti guarda negli occhi con desiderio. La donna può farlo in qualsiasi posizione e l’uomo anche può farlo, hai presente quando con un movimento volontario tiri su il pene controllando dei muscoli pelvici ? la ginnastica è quella….sapete che gli esercizi di Kegel fanno bene anche ai maschietti per mantenere l’erezione con un forte angolo a prescindere dall’età? E mantengono tonica la ghiandola prostatica. appunto un movimento del pavimento pelvico atto ad aumentare il piacere sia a te che al tuo partner… niente tapirulà o ciclette o attrezzi ginnici

La masturbazione maschile e femminile:

do not disturbLa masturbazione femminile va a braccetto con quella maschile. Il fare “vero” sesso non significa che non si possa esplorare il proprio corpo e goderne anche da soli. E che lo facciano solo gli uomini o soprattutto loro è una vera stupidaggine
Se fatto spesso poi diventa pure un’abitudine….. “Non sogno il principe azzurro quando mi masturbo, e nemmeno sogno il mio uomo, penso a godere e basta. Può essere uno sfogo anche per me. Io provo proprio piacere“. (citazione di chi lo fà per il gusto, come nella canzone di Pierangelo Bertoli).

Mettiamo sullo stesso piano l’atto autoerotico maschile con quello femminile: la donna ha un rapporto più intimo e profondo col proprio corpo.. quindi la masturbazione ha un valore maggiore.. l’uomo la pratica come uno sfogo ..un surrogato..è semplicemente un illusione. Ma è uno sfogo anche per la donna: lo squirting non c’entra nulla con la pipì è un liquido più simile all’acqua, con un odore molto gradevole In alcune donne sono attive delle ghiandole che in genere sono atrofizzate, sono lo stesso apparato che nel maschio si specializza e diventa la prostata, questa più o meno dovrebbe essere la spiegazione scientifica, ma in realtà sono poche le donne che squartano. Per una donna è una liberazione… si combatte la ritenzione idrica e fa bene alla salute: alza delle endorfine che fanno stare da dio. Imparate a farle squirtare: tutte ci riescono se toccate come dio comanda. Credo che tutte le donne lo possano fare , devono solo trovare il partner giusto ! Me lo confermava un amico che di donne ne ha avute parecchie .il partner deve individuare il punto esatto da stimolare , in linea di massima con indice e medio tenuti ad uncino si entra in profondità dirigendosi in corrispondenza del clitoride che viene stimolato dall’interno … una pressione anche di pochissimi minuti … et voilà… un lago ! Poi dipende , alcune squirtano anche con la penetrazione anale: il Nettare di Afrodite alias Squirting consiste nella eiaculazione femminile,come i maschietti, è l’espulsione di un notevole quantitativo di fluido dall’uretra, durante la stimolazione del punto G (ci sono Donne piu’ predisposte … in gergo basso cosi’ ci capiamo “molto bagnate” e quelle meno) , durante o in prossimità dell’orgasmo. Si tratta dell’emissione di un fluido leggermente vischioso, simile allo sperma ma più liquido che può avvenire a spruzzi (squirting)…. tipo se stimoliamo anche la zona anale/rettale oltre il punto G, come succede per l’uomo nel massaggio prostatico o più lentamente (gushing)… solitamnete nel coito normale. viene prodotto dalle ghiandole di Skene, che si trovano nella vagina, in prossimità del punto G. Il liquido contiene residui di urea o creatina, NON E’ URINA, dato che le sue componenti principali sono il glucosio, il fruttosio e la fosfatasi acida prostatica, presente anche nella sperma dei maschietti, poi come anzidetto tempo addietro dipende l’alimentazione della Donna se il sapore è acida, piu’ dolce, o piccante ecc. quindi NO FUMARE, NO CIBI PICCANTI, MOLTA FRUTTA SPECIALMENTE TROPICALE, SUCCHI DI FRUTTA, BERE MOLTA ACQUA, ECC. tenere PH piú equilibrato allora avrete un meraviglioso e gustoso Nettare di Afrodite da assaporare fino all’ultima stilla. Concentrati nella parete superiore all interno della vagina: piu a fondo rispetto l’uretra… ce una ghiandola, la si percepisce con le dita… poi aumentando il ritmo quando senti che stai arrivando al limite lei si gonfia(si riempe) vuol dire che stai per squirtare…. Insisti fin quando non ti senti esplodere… schiaccia questa ghiandola… a quel punto  le lenzuola sono bagnate

Il sesso orale:

barzellettaRecenti studi hanno dimostrato che prenderlo in bocca aiuta le donne a combattere la depressione. Pare che lo sperma dell’uomo sia un antidepressivo naturale e questi studi siano stati testati su un campione di 293 donne, analizzando la loro vita sessuale e mettendola a confronto con il loro benessere mentale. I risultati di questi studi, dimostrano che fra le donne con una vita sessuale più attiva di questo tipo, avevano più resistenza a stress e depressione. Lo sperma [che contiene serotonina, melatonina, cortisolo e ossiticinalo ha due componenti: il liquido seminale, prodotto dalla prostata ( trasparente e filamentoso) che serve anche ad agevolare la penetrazione e gli spermatozoi, prodotti dai dotti spermatici (lunghi tubicini arrotolati ) all’interno dei testicoli] aiuterebbe anche a combattere i problemi di insonnia e a stare tranquilli dal momento che il sesso orale non richiede alcun contraccettivo. Dicono che “Il sesso orale aiuta le donne a combattere la depressione. La conferma arriva da una ricerca effettuata da un gruppo di specialisti della New York State University: lo sperma dell’uomo rappresenterebbe una sorta di antidepressivo naturale. Gli studiosi hanno lavorato su un campione di 293 donne, analizzando la loro vita sessuale e mettendola a confronto con il loro benessere mentale. Si è scoperto che le donne con una più attiva vita sessuale di questo tipo possedevano maggiore resistenza a stress e depressione.
Lo sperma (che contiene serotonina, melatonina, cortisolo e ossiticina) aiuterebbe anche a combattere i problemi di insonnia e a stare tranquilli dal momento che il sesso orale non richiede alcun contraccettivo.”

L’uomo che abitualmente si alimenta con cibi piccanti ha livelli elevati di testosterone. In un uomo i livelli di testosterone più elevati della norma determinano più aggressività e molta più virilità. Gli studiosi francesi hanno appurato, che tra i 114 uomini sottoposti ai test, coloro che si alimentavano con cibi ricchi di spezie e piccanti avevano un carattere predominante, un più alto desiderio sessuale ed erano più virili rispetto agli altri pazienti di sesso maschile che per cibarsi non usavano spezie o cibi piccanti. La direttrice dello studio, la dottoressa Laurent Begue, ha così  commentato i risultati della ricerca: “si aprono nuovi scenari nella biologia della preferenza del cibo espandendo la nostra comprensione del collegamento tra i processi ormonali e l’assunzione di cibo”. Il cibo piccante determina altri vantaggi molto importanti per l’essere umano. Gli alimenti piccanti sono un ottimo antidoto per la pressione alta e inoltre favoriscono la circolazione del sangue aumentando il diametro dei vasi sanguigni. Tratto da baritalianews.it  Leggi anche l’articolo “Come fare per avere una eiaculazione più abbondante e migliorare il sapore dello sperma?

Un po’ di storia:
Durante il Medioevo, quando un uomo moriva, per certificarne la morte
veniva chiamato il medico condotto, il quale, per verificare
l’effettivo decesso, usava infliggere dolore al deceduto.
Il modo più comune utilizzato in quel tempo era un potente morso
inflitto alle dita dei piedi, quasi sempre l’alluce.
Nel dialetto del popolino, il medico assunse così il nome di
“beccamorto”.
Questa pratica diede origine ad un vero e proprio mestiere.
La tradizione prevedeva che tale mestiere fosse tramandato dal padre
al primo figlio maschio.
Verso la fine del medioevo accadde però qualcosa che cambiò il futuro
dei beccamorti.
Uno dei beccamorti più famosi non riuscì a concepire un figlio maschio;
la moglie partorì 4 figlie femmine.
Il beccamorto, per evitare l’estinzione del mestiere, domandò alla
chiesa
la dispensa per poter tramandare la professione alla propria figlia
femmina la quale, dopo aver ricevuto la benedizione, iniziò il suo
lavoro di beccamorto.
Il caso volle che il suo primo morto fosse un uomo al quale un carro
aveva tranciato entrambe le gambe; la ragazza era indecisa su dove
infliggere il morso ma, alla fine, prese una decisione . …..

Nacquero cosi “Le pompe funebri”

La circoncisione

banana-circoncisaSi tratta di un intervento chirurgico ambulatoriale, consistente nella rimozione più o meno completa del prepuzio, che è la cute che riveste il glande. L’intervento dura circa 30 minuti. La ricerca di Valentina Maran (rivista ELLE): “Faccio outing e ammetto di non aver mai avuto il piacere di tenere tra le mani un pene circonciso e tantomeno ho avuto occasione di fare mai sesso con un uomo circonciso. Una volta ho provato a chiedere scherzosamente a un amico ebreo se mi faceva dare giusto un’occhiatina ma nulla, non sono stata fortunata. Nella vita non mi è capitato, anche perché essendo sul suolo italiano è più facile incontrare persone che non sono circoncise rispetto a chi lo è. Parlando con la mia amica, che ormai vive in pianta stabile a L.A. mi ha confermato questo dubbio: fare sesso con un circonciso cambia, e parecchio. Dove vive lei la quantità di uomini circoncisi è circa l’80% della popolazione, anche se non sono di religione ebraica – diciamo che in quella zona è quasi un must. Ricordo anche una puntata di Sex and The City relativa all’argomento:  le ragazze parlavano della loro esperienza con un non circonciso – evento quanto mai raro – e raccontavano ridendo del disgusto nel vedere il pene che sgusciava dalla pelle e faceva cucù…

Insomma, per chi è abituata e frequenta da tempo persone circoncise, quel piccolo centimetro di pelle in meno fa una grande differenza. Essendoci meno pieghe, anfratti e luoghi poco facilmente raggiungibili, l’odore risulta immediatamente più piacevole – mentre il sapore dello sperma si sa, dipende prima di tutto dall’alimentazione. Come dire… un uomo circonciso anche se si fa qualche bidet in meno sa comunque di buono, mentre chi non lo è rischia subito l’effetto muschio. Sul talento nel fare sesso ovviamente è soggettivo, dipende da persona a persona, ma pare che a livello igienico e di odore sia davvero un altro mondo”. L’operazione non è dolorosa in quanto ti fanno una serie di punture nella zona che vanno a tagliare ( a conferma si accertano che non senti nessun dolore). Dopo “l’estrazione” della pelle ti mettono i punti (che sono assorbiti dall’organismo, nel senso che spariscono da soli). Il problema è che per una settimana rimane gonfio e pian piano comincia a sgonfiarsi (nel frattempo non lo devi lavare, no sforzi quindi nientre palestra o sauna e piscina e sesso, bisogna tenerlo rivolto verso la pancia e alla mattina e sera ci tieni il ghiaccio sopra, ovviamente non a contatto diretto ma con delle garze sopra, poi una volta al giorno (la sera) usi un pò di crema-unguento per tenerlo idratato: la circoncisione è una operazione seria, in effetti subisce un trauma, è per questo che si gonfia, come quando cadi o altri infortuni simili. Ma è tutto normale.

Fare l’amore

Alle donne per godere bastano 8 cm… E che nei primi 2/3 cm di vagina ci sono gran parte delle terminazioni nervose…La profondità della vagina e di 7 o 10 cm a riposo quando fate l amore puo arrivare al massimo a 18 o19 cm.

fare sessoDi Valentina Maran (Elle.it): “Se c’è una cosa che mi ha sempre fatto una certa simpatia nei miei incontri sessuali è l’attimo di preparazione alla penetrazione: quel momento in cui sta per entrare e tu te ne stai lì, spalancata, vi guardate in faccia- oppure no- dipende dalla posizione- e non sai esattamente come andrà, perché ogni volta è una scoperta. La penetrazione è come la stretta di mano: conferma o meno quello che pensi di lui. È l’assaggio primo del suo modo di fare sesso. Una specie di cavallo di battaglia, o di pecorina di presentazione se preferite. Lo stile primo della copula indica chi hai sulla porta affacciato su di te.”

Volete una buona ragione per fare sesso?

1. Fare sesso allevia il mal di testa. Ogni volta che fate l’amore, rilascia la tensione delle vene del cervello.

2. Fare molto sesso può liberare un naso chiuso. Il sesso è un antistaminico naturale. Esso aiuta a combattere l’asma e le allergie di primavera.

3. Fare l’amore è un trattamento di bellezza spettacolare. Gli scienziati hanno scoperto che quando una donna fa sesso, produce grandi quantità di estrogeni che donano lucentezza e morbidezza ai capelli.

4. Il sesso è uno degli sport più sicuri. Fare l’amore quasi tutti i giorni rinforza i muscoli del corpo femminile e maschile. È più divertente che 20 giri di nuoto in piscina e non ha bisogno di speciali scarpe da ginnastica!

5. Fare l’amore lentamente e in modo rilassante riduce le probabilità di soffrire di dermatite, eruzioni cutanee e acne. Il sudore prodotto deterge i pori e rende la pelle migliore.

6. Fare l’amore può bruciare tutte le calorie che avete accumulato.

7. Il sesso è una medicina per la depressione. Rilascia endorfine nel sangue, creando uno stato di euforia.

8. Il sesso è il tranquillante e rilassante muscolare più sicuro al mondo. È mille volte più efficace del Valium.

9. Quanto più sesso fate, meglio è, perché un corpo sessualmente attivo rilascia più feromone. Questa ghiandola odorifera naturale del nostro corpo è impercettibile al nostro naso, ma attira le donne.

10. Il bacio ti tiene più tempo lontano dal dentista. L’arte di baciare provoca la saliva, pulisce i denti e riduce la quantità di acido che causa la carie, prevenendo possibili problemi orali

Di Valentina Maran (Elle.it): “Ecco allora la serie di ingressi che più o meno mi è capitato di sperimentare nella vita: L’educato: Chiede permesso: fa toc toc con la voce e la mette sul ridere. Pure tu ridi, perché se tanto mi dà tanto vorrei capire dove sta lo zerbino. Mi sa che la prossima volta mi faccio scrivere dall’estetista “avanti” sui peli pubici, così ci togliamo dall’imbarazzo. Se fa din-don schiacciandovi il capezzolo rifiutatevi di aprire perché è l’omino del folletto. Il possibilista: Non guida il pene con le mani verso il vostro ingresso, no, lui va per tentativi: cerca di centrare il bersaglio dondolando.  Sembra che usi il pene come quelle canne da pesca con il magnete sopra con cui giocano i bambini per pescare i pesciolini giocattolo. Va avanti finché qualcosa abbocca, peccato che – nonostante sia bagnato – il vostro sia un buco e non uno stagno. Finisce sempre che risolviamo noi con un precisissimo colpo di reni. Zac! L’appoggiatore: È quello che te lo appoggia in attesa di non si sa bene cosa. Temporeggia all’esterno, davanti o dietro non importa. È quello che sta perennemente sulla porta anche se gli hai detto di accomodarsi. Finisce che ce lo trascini a forza urlando “allora???”. Il soppesatore: È quello che si soppesa il pene prima di entrare. Mr un tanto al chilo lo maneggia come fanno i pescivendoli quando ti presentano davanti il branzino che hai scelto al banco: esattamente con lo stesso orgoglio. Manca solo che ti dia la ricetta per cucinarlo al forno. Buongustaie! Il cruna d’ago: Non sbaglia un colpo: infila il pene a tratto secco diretto, si fionda dentro con una perizia da lanciatore di freccette, raggiunge il pieno centro con una precisione che neanche il tom tom in centro Milano. Arriva al dunque senza troppi preamboli e si posteggia lì. Comodo. L’intingolo: Ha una tecnica che io definisco “pinzimonio”: intinge e si ritrae, intinge e si ritrae. Non so voi ma a me a un certo punto dà ai nervi: o dentro o fuori! L’annunciatore: Ti annuncia che sta per entrare, si si, sta per farlo. Sta per infilarsi dentro di te. Sei pronta? Sei sicura, ma davvero? Allora lo fa. Ok. L’importante è che non ti spoileri il finale. Il vago: Cerca con calma l’ingresso andando un po’ a istinto e un po’ a caso, ci gira attorno e poi punta diretto l’ingresso sbagliato, salvo poi chiederti scusa solo quando gli fai notare che no, lì no… quello che cerca è giusto un po’ più in alto. Ops! Il trionfale: Si spoglia e prima di penetrarvi sorride soddisfatto e, alludendo al cazzo, pronuncia orgoglioso: “Eh!” come dire “Che roba, vero?” al che voi commentate “Uuuuuh” come si fa con un bambino quando ti mostra qualcosa di cui va molto fiero. Finché non fa l’elicotterino col pisello va tutto bene. Voi? Avete uno stile di penetrazione che vi piace di più? Amate chi va al sodo o chi temporeggia e vi lascia crogiolare? Poi vediamo se è il caso di fare un post anche sul nostro stare aperte in attesa…”

Il ciclo mestruale:

ciclo-mestrualeLe mestruazioni: la donna a mio modesto avviso quando ha il ciclo và rispettata e capita ancor di più, porta con se un fardello che non si può quantificare in termini di disagio. Molte coccole e trepida attesa, sopportazione e baci…questo è il mio pensiero

ciclola mestruazione sancisce il picco ovulatorio avvenuto………..il mestruo che sarebbe stato il nutrimento per il feto viene eliminato..Immediatamente dopo, il ciclo ovulatorio riprende sino al nuovo apice il mese successivo. Una mia conoscente é rimasta incinta ben tre volte… col ciclo! praticamente in ovaio asincronio…. e si tenga. presente che il liquido seminale resta vivo in vagina pronto a fondare fino a 72 ore…. meglio non rischiare. oppure il primo giorno (di ciclo). Durante le mestruazioni – spiega la dottoressa Piloni – l’attività di “pulizia” dell’utero avviene attraverso una serie di contrazioni uterine che, per espulsione, si liberano del tessuto endometriale in sfaldamento e della cellula-uovo non fecondata. Ciò innesca una produzione a cascata di prostaglandine pro-infiammatorie. La risposta “contrattiva” che sta alla base di questa “pulizia mensile” non interessa solo l’utero ma può essere percepita a diversi livelli, perché si tratta di una contrazione della muscolatura liscia, che va a influenzare anche i muscoli facciali e quelli cervicali causando emicrania come pure i muscoli addominali e dello stomaco portando con sé nausea».
Oltre ai sintomi che accompagnano questa fase del ciclo, dovuti a una sorta d’infiammazione – come spiegato dalla dottoressa Piloni – come se non bastasse, vi sono anche quelli collegati alla contraccezione orale: forti mal di testa e nausea che a volte subentrano durante i 7 o 4 giorni di sospensione della pillola. Questi «sono dovuti al momentaneo e improvviso calo di estrogeni – sottolinea Piloni – E sono, spesso, motivo sufficiente per decidere di non usare più la pillola, con tutte le conseguenze del caso». Ma perché un processo fisiologico naturale come il ciclo mestruale porta con sé di questi problemi?
E’ sempre una questione ormonale. Durante questa fase, infatti, «cala il livello di estrogeni, e aumenta quello di progesterone e prolattina, ormoni che preparano il corpo delle donne a un’ipotetica gravidanza», spiega ancora la dottoressa Piloni.
«Se il progesterone, per qualunque motivo, non sale a sufficienza – prosegue Piloni – se ne perde l’effetto “rilassante” e possono aumentare tensioni emotive e stress, fattori che possono favorire l’insorgere del mal di testa. Al tempo stesso, l’innalzamento dei livelli di prolattina, ormone che hanno anche gli uomini, oltre a causare tensione a livello mammario perché inizia a preparare le mammelle all’allattamento in previsione di una futura gravidanza, crea uno stato di “tensione” fisica che interessa, oltre al seno, anche altri punti del corpo».
«Inoltre – aggiunge la dott.ssa Piloni – la prolattina è un ormone particolarmente sensibile al livello di stress e risente di cambiamenti e squilibri nel ritmo sonno-veglia: se siamo stanche, dormiamo male, facciamo fatica a star dietro ai mille impegni quotidiani, può accadere che la prolattina aumenti troppo e il risultato può essere una “vasocongestione” generalizzata, che darà vita, a sua volta, proprio al problema “emicrania”. Sintomi da sindrome premestruale, sintomi eclatanti anche durante il ciclo, sintomi da sospensione della pillola… non c’è proprio scampo per la donna? Per fortuna, sì. E a spiegarlo è ancora la dottoressa Piloni che, quando può, privilegia soluzioni naturali.
«Il magnesio, per esempio, spasmolitico naturale, oltre a integrare eventuali carenze croniche, aiuta in fase premestruale, ma anche quando, con l’inizio del ciclo, le prostaglandine infiammatorie favoriscono la cefalea muscolo-tensiva – informa la ginecologa – A livello fitoterapico, la dioscorea villosa, meglio conosciuta come “yam”, è un vero e proprio “ormone biosimilare” che agisce regolarizzando i livelli di progesterone e vanta attività antispasmodiche e antinfiammatorie. La dioscorea si trova anche come pomata, da applicare con lievi massaggi  in corrispondenza di utero e ovaie». Della cosiddetta sindrome premestruale (o PMS) soffre oltre il 50 per cento delle donne in età fertile. Si caratterizza per tutta una serie di sintomi che vanno da una sensazioni di gonfiore addominale, contrazioni pelviche e dolore, seno dolente e gonfio… ma anche malumore, nervosismo e, infine, mal di testa e nausea.
Questi ultimi due sintomi possono tuttavia non essere ricondotti a questo periodo e, per tale motivo, non collegati al ciclo mensile perché fisicamente distanti dalle zone del corpo interessate.
Accade così che per molte donne l’appuntamento mensile diviene un vero e proprio incubo ricorrente. Non solo si può soffrire nella fase che lo precede, ma anche durante lo stesso.
«Sono almeno due – spiega la dr.ssa Stefania Piloni, ginecologa omeopata e docente di fitoterapia presso l’Università degli Studi di Milano – i meccanismi che si possono verificare a partire dalle variazioni ormonali del ciclo, e che agiscono in momenti diversi. Ma i fastidi che ne derivano, l’emicrania e la sensazione di nausea che spesso l’accompagna, sono tra loro simili e particolarmente invalidanti». Riassumendo: “E’ sempre una questione ormonale. Durante questa fase, infatti, «cala il livello di estrogeni, e aumenta quello di progesterone e prolattina, ormoni che preparano il corpo delle donne a un’ipotetica gravidanza. Se il progesterone, per qualunque motivo, non sale a sufficienza se ne perde l’effetto “rilassante” e possono aumentare tensioni emotive e stress, fattori che possono favorire l’insorgere del mal di testa. Al tempo stesso, l’innalzamento dei livelli di prolattina, ormone che hanno anche gli uomini, oltre a causare tensione a livello mammario perché inizia a preparare le mammelle all’allattamento in previsione di una futura gravidanza, crea uno stato di “tensione” fisica che interessa, oltre al seno, anche altri punti del corpo». Tratto da La Stampa Salute.it. Leggi anche l’articolo Concepimento: tutti i segreti ma anche l’articolo Smettere di fumare? attenzione al ciclo mestruale “Io sanguino ogni mese per aiutare a rendere l’umanità possibile. Il mio grembo è la casa del divino, una fonte di vita per la nostra specie… In civiltà più antiche, questo sangue veniva considerato sacro. In alcune ancora lo è” (Rupi Kaur). .

mitologiaDa Salute Donna: il momento del ciclo mestruale in cui la donna è fertile è quello dell’ovulazione, processo che comporta il rilascio di una cellula uovo a seguito di cambiamenti ormonali. Di solito avviene dai 12 ai 16 giorni prima dell’inizio delle mestruazioni. Durante la prima fase di ogni ciclo mestruale uno degli ovuli si prepara a essere rilasciato dall’ovaio. All’approssimarsi dell’ovulazione, il corpo femminile produce quantità crescente di un ormone (estrogeno) che provoca l’ispessimento della parete interna dell’utero, creando così un ambiente favorevole per gli spermatozoi. I livelli elevati di estrogeno inducono, inoltre, un aumento anche dei livelli dell’ormone luteinizzante (LH). Il cosiddetto “picco di LH” provoca la fuoriuscita dell’ovulo dall’ovaio, ovvero l’ovulazione.Esistono diversi metodi e segnali che permettono alla donna di individuare il giorno dell’ovulazione. Alcune donne si basano sui dolori alle ovaie che, però, possono indicare anche gravidanza o altre patologie. Meglio ricorrere al calcolo dei giorni (vedi >1), all’osservazione del muco cervicale (vedi >2), alla rilevazione della temperatura basale (vedi >3) o all’utilizzo di appositi stick (vedi >4):

  • >1: il calcolo dei giorni: Il metodo più semplice, ma anche il meno preciso, per stabilire il giorno dell’ovulazione è quello di considerare come periodo di massima fertilità la metà del proprio ciclo mestruale. Esso si basa sul fatto che, in media, l’ovulazione avvenga all’incirca il 14-15° giorno dopo l’inizio del flusso mestruale, ovvero circa 14 giorni prima dell’inizio del nuovo ciclo. Questo principio, però, può essere considerato mediamente attendibile solo per donne con cicli regolari di 28 giorni e può essere comunque soggetto a variazioni ormonali.
  • >2: il muco cervicale: in prossimità dell’ovulazione, nella donna aumenta la produzione del muco cervicale che si rende evidente con perdite trasparenti e fluide. Quando l’ovulazione è imminente, tale muco diventa molto abbondante e di consistenza acquosa. Esistono, però, alcune condizioni (come la presenza di infezioni) o disturbi (come la sindrome dell’ovaio policistico) che possono alterare la consistenza del muco e renderne difficoltosa l’osservazione delle possibili variazioni.
  • >3: la temperatura basale: un altro metodo naturale per individuare il giorno dell’ovulazione è quello di misurare quotidianamente la temperatura basale della donna, ovvero la temperatura del corpo appena sveglie. Subito dopo l’ovulazione, infatti, la temperatura tende ad aumentare di circa 0,3 – 0,5 gradi. La temperatura basale, però, non è indicata per le donne che hanno un sonno frammentato, per chi ha squilibri ormonali o in caso di forte stress o di febbre. Va considerato, inoltre, che la temperatura del corpo aumenta solo dopo l’avvenuta ovulazione e, pertanto, questa misurazione non può essere utilizzata come strumento preventivo.
  • >4: stick per l’ovulazione: in commercio esistono degli stick che evidenziano l’approssimarsi dell’ovulazione. Su tali stick, posizionati sotto il flusso dell’urina per circa 5 secondi, appaiono due linee colorate che evidenziano (o meno) l’imminente ovulazione. Il test va ripetuto per alcuni giorni, fintanto che le linee non diano esito positivo.
  • Altre informazioni le trovi su Salute Donna da cui è tratta la ricerca

E’ ormai abbondantemente saputo come le ovaie si trovino al lati dell’utero delle donne, uno a destra e l’altro a sinistra, e che la loro funzionalità principale risieda nella produzione ormonale di estrogeno e progesterone , oltre che nel rilascio di ovociti, le cellule riproduttive femminili. Nel momento stesso in cui la donna non presenta uno stato di gravidanza ma risulta fertile, dunque ogni mese, le ovaie producono un ovacita particolare indirizzato verso l’utero , che aspetta di essere fecondato. Maggiori informazioni le trovi nell’articolo Ciclo mestruale: quello che ci dice sulla nostra fertilità

I tumori: tratto da Tumore alle ovaie: tutto quello che c’è da sapere

Diagnosi-Precoce-Cancro-Ovarico Proprio perché è molto difficile identificarlo precocemente (il tumore alle ovaie), i primi sintomi sono di estrema importanza e non vanno assolutamente sottovalutati; non a caso il cancro ovarico inizierà a farsi sentire pesantemente quando ormai sarà troppo tardi sintomi: gonfiore addominale, dolore pelvico e addominale, senso di sazietà anche a stomaco vuoto, necessità di urinare frequentemente. Essendo dei sintomi molto labili, spesso si tende comprensibilmente a sottovalutarli, e ciò potrebbe risultare fatale. Per questo è meglio contattare subito uno specialista e prenotare al più presto una visita ginecologica.

Il tumore insorge quando si registra una proliferazione incontrollata delle cellule dell’organo e può raggiungere diversi stadi.

Innanzitutto l‘età media si aggira attorno ai 45/55 anni . Il rischio di incorrere nel tumore cresce drasticamente per coloro che hanno avuto un primo ciclo mestruale troppo precoce, per le donne che sono entrate in menopausa tardivamente, per quelle che sono in sovrappeso e per chi predilige una alimentazione povera di frutta e verdura ma ricca di grassi.

tumore-delle-ovaieAnche la genetica risulta essere un attendibile campanello d’allarme: le donne che hanno avuto casi simili in famiglia, quindi parenti strette (madri, sorelle o figlie) colpite dal tumore alle ovaie, ma non solo, anche altre tipi di cancro, come quello al seno, diagnosticati, entrambi in età inferiore ai 50 anni. Tumore al colon, e all’utero sono altri segnali che, se presenti in famiglia, è meglio non soprassedere.

I tumori: tratto da Tumore alla prostata: segni e sintomi

Nelle fasi iniziali, il tumore alla prostata è spesso asintomatico; ciò significa che il paziente non avverte alcun sintomo, rimanendo ignaro della condizione. Negli ultimi anni, grazie alla crescente presa di coscienza dei pericoli della malattia, la maggior parte dei tumori prostatici viene diagnosticata proprio in queste fasi iniziali. Una visita urologica accompagnata al controllo del PSA (antigene prostatico specifico), mediante analisi del sangue, permette di identificare i soggetti a rischio nei quali effettuare ulteriori accertamenti.

Se il tumore viene ignorato, l’aumento delle sue dimensioni è associato a problemi connessi con la minzione, in quanto l’organo circonda l’uretra prostatica. I cambiamenti all’interno della ghiandola, quindi, influenzano direttamente la funzione urinaria. I sintomi del tumore alla prostata possono includere:

  • Difficoltà a urinare (esitazione);
  • Stimolo frequente a urinare, specialmente di notte (nicturia);
  • Difficoltà a mantenere un flusso costante di urina (il flusso è debole, intermittente o persiste la sensazione di non riuscire svuotare la vescica in modo completo);
  • Dolore o bruciore durante la minzione;
  • Sangue nelle urine o nello sperma;
  • Disfunzione erettile (impotenza);
  • Eiaculazione dolorosa;
  • Disagio nella zona pelvica;
  • Stanchezza, perdita di appetito e malessere generale;
  • Dolore generalizzato a schiena, fianchi o bacino.
La prostata è una ghiandola di forma rotondeggiante, simile ad una castagna, che appartiene al sistema riproduttivo maschile; è posizionata nella pelvi (parte inferiore dell’addome), appena sotto la vescica e davanti al retto, a circondare la prima porzione dell’uretra. ProstataIl parenchima è costituito da un grappolo di ghiandole tubuloalveolari, circondate da uno strato piuttosto spesso di fibre muscolari lisce. In condizioni normali, la prostata possiede approssimativamente le dimensioni di una noce, ma a causa dell’avanzare dell’età, o di alcune patologie, può ingrossarsi e determinare l’insorgenza di disturbi, soprattutto di tipo urinario. La principale funzione della prostata consiste nel contribuire a produrre lo sperma, in quanto secerne una parte del liquido seminale rilasciato durante l’eiaculazione (nota: il liquido seminale insieme agli spermatozoi costituisce lo sperma).

SAI PERCHE’ L’UOMO FA PIPI’ IN PIEDI? sicuro che vuoi saperlo?

Quando Dio creò Adamo ed Eva, aveva due regali da dare loro. Dio disse: “Ho due regali da darvi: il primo è la possibilità di fare pipì in piedi…” Adamo lo interruppe gridando: “Lo voglio io, sarebbe bellissimo, la vita sarebbe molto più semplice e molto più divertente!!! ”Dio guardò Eva ed Eva fece un cenno di approvazione: “Padre, fai contento il mio Adamo. Non è poi così importante per me…”Allora Dio diede il primo regalo all’uomo. Adamo urlò di gioia, fece salti e pipì da tutte le parti, spruzzò tutti gli alberi e corse fino alla spiaggia dove fece di nuovo pipì e ammirò il motivo che riuscì a fare sulla sabbia. Dio ed Eva guardarano l’allegria di Adamo e alla fine Eva chiese a Dio: “Qual era l’altro regalo, padre?” “Il cervello, Eva, il cervello…

W la Donna: per la sua intelligenza, superiore a quella dell’uomo, e per la sua bellezza e La festa della Donna è tutti i giorni per cui mai farle violenza

Le infezioni e l’igiene

L’abitudine ad una corretta igiene intima è una pratica molto salutare, che andrebbe inculcata sin dall’infanzia; non si tratta, infatti, di stabilire semplicemente le modalità di lavaggio e pulizia, ma anche e soprattutto di adottare una serie di comportamenti utili per prevenire disturbi genitali di vario tipo (perdite, irritazioni, infiammazioni, cistiti ecc.). La vagina, così come il cavo orale, la pelle, l’intestino ed altre parti del corpo umano, è popolata da numerosi microorganismi. Non si tratta tuttavia di una colonizzazione passiva e svantaggiosa, ma di un vero e proprio sistema di protezione contro altri microrganismi potenzialmente patogeni. Questo importantissimo “ecosistema” prende il nome di flora batterica vaginale. Se pensiamo per un attimo alla sua localizzazione anatomica, ci rendiamo facilmente conto di come la vagina sia esposta al rischio di contaminazione da parte dei microrganismi fecali. Per questo motivo, quando si asciugano e si puliscono le parti intime, bisognerebbe sempre eseguire un movimento che dall’avanti proceda all’indietro e non viceversa. Anche il rapporto sessuale rappresenta una possibile fonte di contagio; inoltre lo sperma, a causa del suo pH leggermente alcalino (7,4-7,6), diminuisce l’acidità vaginale, favorendo l’attecchimento e la proliferazione dei patogeni.

La flora vaginale di donne sane è prevalentemente costituita da lattobacilli (o bacilli di Doderlein), che regolano la crescita della rimanente flora batterica ed ostacolano la colonizzazione della vagina da parte dei germi ostili. Queste funzioni sono dovute alla loro capacità di: ->occupare le possibili sedi di adesione degli altri microrganismi -> sintetizzare perossido di idrogeno (H2O2, meglio conosciuto come acqua ossigenata), una molecola dotata di azione battericida diretta ed indiretta (stimola l’attività dei globuli bianchi) -> acidificare l’ambiente vaginale (pH 4-4,5), metabolizzando il glicogeno e producendo acido lattico. Oltre ai lattobacilli, la flora batterica vaginale è costituita in misura minore anche da altri microrganismi, come ad esempio gli streptococchi, gli enterobatteri, microrganismi anaerobi, gardnerella, candida e mycoplasma. Alcuni di questi, pur essendo potenzialmente patogeni, non sono in grado di espletare la loro azione lesiva (proprio perché vengono mantenuti in numero limitato dai lattobacilli e dal sistema immunitario). Può tuttavia succedere che la flora vaginale “buona” si alteri, sia qualitativamente che quantitativamente, e venga così sopraffatta da una flora mista, ricca di germi “cattivi”. Tale condizione, comunemente nota come vaginosi batterica, si instaura, per esempio, durante l’assunzione di antibiotici e farmaci immunosoppressori, quando si soffre di diabete o si subiscono stress psicofisici severi. Questa condizione è testimoniata dall’insorgenza di un cattivo odore vaginale, talvolta associato a perdite bianco-grigiastre e lattiginose. In simili circostanze, per restaurare la normale flora batterica vaginale, possono essere utilizzati specifici prodotti a base di acido lattico (che ristabilisce un pH ottimale per la proliferazione di lattobacilli) e di glicogeno (che fornisce loro il nutrimento necessario per crescere). Esistono anche terapie topiche a base di lattobacilli ed antibiotici specifici per determinati microorganismi.

Per mantenere in equilibrio la flora vaginale è importante:

detergere correttamente le zone intime. Per questo motivo, quando si asciugano e si puliscono le parti intime, bisognerebbe sempre eseguire un movimento che dall’avanti proceda all’indietro e non viceversa.
Sia un’igiene personale scadente, sia una detersione ossessiva, contribuiscono ad alterare la microflora locale. Si consiglia l’utilizzo di un sapone a pH fisiologico (4 o 5), mentre vanno limitati deodoranti intimi e lavande interne. La vagina è un’area del corpo capace di pulirsi da sé; per questo è sufficiente detergere i genitali esterni (grandi e piccole labbra, meato urinario, clitoride e vestibolo della vagina) con acqua e un po’ di sapone delicato. Sconsigliate le lavande vaginali, che potrebbero alterare la microflora locale esponendo la vagina ad un aumentato rischio di infezione.
La pratica delle docce vaginali, inoltre, non possiede alcuna utilità in termini anticoncezionali, dal momento che l’efficacia contraccettiva è stimata in non più di un 15-30%.(Anche la pratica del clistere viene proposta anche in assenza di una reale esigenza organica per promuovere lo stato di benessere generale, grazie all’eliminazione delle tossine accumulate nell’organismo. A tal proposito si utilizzano soluzioni acquose in cui sono disciolte sostanze purificanti e l’operazione viene ripetuta più volte a distanza di tempo; tuttavia, pur essendo affascinante, la pratica dell’idrocolonterapia è priva di una reale base scientifica e, di conseguenza, non trova il consenso unanime degli esperti. La pratica dei clisteri ha una certa diffusione anche in ambito domestico ed è per questo molto importante rispettare alcuni accorgimenti, che rendano l’operazione quanto più utile e meno dannosa possibile. Innanzitutto, la soluzione impiegata dev’essere possibilmente sterile, per evitare il rischio di introdurre germi patogeni nel colon. Il suo volume, nel caso si ricerchi un effetto evacuante o di pulizia, è di 500-1000 ml e non deve superare i 1500 ml; in caso contrario, specie se si effettuano clisteri con una certa frequenza (che non dev’essere superiore ai due trattamenti al giorno), si rischia l’intossicazione da acqua (che viene assorbita dal colon aumentando il volume plasmatico e diluendo i sali, con pericolo di iponatremia; si ha inoltre richiamo di elettroliti nel lume intestinale per azione osmotica). Le soluzioni già preparate acquistabili in farmacia hanno più o meno la stessa osmolarità del plasma e ciò limita il pericolo di irritazioni e l’eccessiva diluizione del mezzo interno (spesso sono predosate. Clisteri a base di acqua tiepida (500-1000 cc), in cui sono state eventualmente sciolte sostanze purgative (ad es. glicerina), vengono consigliati per la loro azione evacuante in presenza di stitichezza (clistere evacuante). Al posto della glicerina possono essere aggiunti anche due o quattro cucchiai di olio di oliva, o altre sostanze – preferibilmente naturali – ad azione purgante (in passato era molto utilizzato il sapone, circa 20 grammi per 500 cc di acqua, ma oggi per la sua azione irritante si preferisce sostituirlo con sostanze naturali o saline). Tratto da clistere

Durante l’età fertile il pH vaginale è leggermente acido (intorno a 4,5) e dev’essere mantenuto quanto più possibile tale. Per questo motivo i detergenti utilizzati per l’igiene intima dovrebbero avere un pH intorno a 3,5 – 5,5. Dal momento che molti saponi tradizionali sono leggermente alcalini (pH > 7), si consiglia il ricorso a prodotti appositamente testati ed approvati per l’igiene intima.

Nelle operazioni di lavaggio e pulizia in genere, è sempre opportuno partire dalla vulva e scendere verso l’ano, non viceversa, per evitare che i batteri intestinali entrino in contatto con la vagina o le vie urinarie. Dopo il lavaggio è consigliabile asciugare con cura la zona, ricorrendo eventualmente al phon per evitare l’eccessiva umidificazione dei genitali esterni. L’asciugamano dev’essere strettamente personale e va utilizzato tamponando la vulva piuttosto che sfregandola; dopo l’uso dev’essere steso ad asciugare, in quanto un ambiente umido favorisce lo sviluppo ed il proliferare dei germi.Esagerare con l’igiene intima è negativo quanto non lavarsi affatto; utilizzando troppo sapone, ad esempio, la pelle si secca e perde la sua naturale elasticità. La stessa cosa succede se non si procede con un generoso risciacquo dopo l’applicazione del detergente intimo. Anche durante il periodo mestruale l’igiene intima non dev’essere maniacale. L’acqua ed i detergenti delicati a pH acido (3,5-5,5) sono più che sufficienti e non vi è alcuna necessità di ricorrere alle irrigazioni. Piuttosto, è buona regola cambiare frequentemente il salvaslip, poiché la sua eccessiva permanenza aumenta il calore e l’umidità locale favorendo le infezioni ed il cattivo odore. Per la protezione intima, durante le mestruazioni, si possono alternare i tamponi interni (durante il giorno) ad assorbenti esterni, preferibilmente in puro cotone, la notte. Tratto da igiene-intima

Evitare di indossare biancheria intima sintetica, come jeans e pantaloni troppo stretti, poiché trattengono umidità e calore creando condizioni favorevoli allo sviluppo di microrganismi dannosi. Analogo discorso per i salvaslip, che nei giorni di flusso dovrebbero essere cambiati frequentemente. Occorre limitare l’utilizzo di collants e pantaloni eccessivamente stretti, preferendo biancheria intima di cotone ed evitando materiali sintetici come il nylon. Durante la notte è consigliabile non indossare le mutandine; queste devono essere lavate ad alte temperature (90°) e sciacquate abbondantemente per allontanare i residui di detersivo. L’uso di spray ed altri prodotti deodoranti nella regione intima è controindicato, primo perché potrebbe determinare irritazioni o reazioni allergiche, secondo perché i cattivi odori (ammesso che siano tali) non devono essere nascosti ma trattati (spesso sono causati da malattie sessualmente trasmesse). In condizioni normali, le secrezioni cervicali ed il trasudato vaginale si caratterizzano per il colore chiaro, tendente al trasparente, e l’odore gradevole. Alterazioni del loro aspetto, specie se associate a sintomi come cattivo odore, pruriti, irritazioni, arrossamenti e dolore vulvo-vaginale, sono probabilmente correlate ad una malattia venerea. E’ ingenuo sperare che tali sintomi regrediscano con una maggiore igiene intima o con i consigli dell’amica; è invece necessario sottoporli al più presto all’attenzione del medico o del ginecologo.

Qualsiasi cosa entri a contatto con la vagina, incluse le mani, dev’essere accuratamente pulita; è quindi necessario ricercare e pretendere la massima pulizia, anche del partner. Una corretta igiene intima, infine, non può prescindere dal regolare consulto con il proprio ginecologo, una figura amica che accompagna la donna in tutto il suo percorso di vita. Utilizzare sempre il preservativo nei rapporti sessuali occasionali; se si sospetta un’infezione (segnalata da sintomi come prurito e perdite maleodoranti) è importante il riposo sessuale fino alla diagnosi medica e, qualora questa sia positiva, sino al termine dell’eventuale terapia antibiotica. Estendere sempre la cura al proprio partner, anche se privo di sintomi. Per quanto riguarda la contraccezione, sono preferibili i metodi di barriera, come il tradizionale preservativo. Il profilattico, infatti, è la più efficace difesa dalle malattie sessualmente trasmissibili, contro le quali la pillola anticoncezionale è invece pressoché impotente. Il ripetuto contatto con lo sperma, inoltre, per via della sua intrinseca alcalinità, può favorire lo sviluppo di infezioni vaginali. Eventuali lubrificanti dovranno essere a base acquosa, non oleosa.

Evitare l’utilizzo comune di asciugamani e biancheria intima, a casa, in albergo, o in qualsiasi altra condizione. Evitare di stare a lungo con il costume da bagno umido. Seguire una dieta sana ed equilibrata (ridurre, in particolare, il consumo di dolci e zuccheri semplici); concedersi saltuariamente delle pause rigeneranti e praticare regolare esercizio fisico; queste piccole attenzioni verso il proprio corpo verranno ripagate con una migliore efficacia immunitaria e, di riflesso, con un miglior equilibrio della flora vaginale. Come ricordato per l’asciugamano, è importante evitare l’utilizzo promiscuo di biancheria intima o costumi da bagno. Il continuo sfregamento dell’indumento contro i genitali può inoltre causare irritazioni locali. Meglio quindi scegliere il cotone, che rispetto alle fibre sintetiche garantisce una miglior traspirazione. Per quanto riguarda l’alimentazione, particolare cura viene posta nel limitare i cibi ad alto indice glicemico e nel consumare adeguate quantità di frutta e verdura per evitare la stipsi. In generale valgono le regole per una sana e corretta alimentazione. Tratto da my-personaltrainer.it

reggiseno-cancro-senoPer avere un seno sodo non devi indossare il reggiseno:

Le donne sono state invitate ad indossare il reggiseno prima di tutto per coprire la loro femminilità e sensualità, in una società maschilista dove è più concesso il porno che una mamma che allatta il proprio bambino in pubblico. Il secondo motivo è che le donne sono state convinte che se vogliono mantenere il seno sodo a lungo devono indossare il reggiseno. In realtà è proprio l’opposto.

Il professore Jean- Denis Rouillon, dell’Università di Franche-Comte de Besancon, in Francia, ha affermato con totale sicurezza che i reggiseni non offrono nessun beneficio e che, al contrario, fanno male al seno di chi li usa. Questa conclusione arriva dopo uno studio durato 15 anni osservando e verificando una serie di cambiamenti nel seno di centotrenta donne che, volontariamente, si sono sottoposte a tale ricerca. [6] Le volontarie avevano un’età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni. E’ stato evidente sin dalla prima fase della ricerca che il seno delle donne che non utilizzavano il reggiseno rimaneva molto più sodo e presentava meno smagliature rispetto a quello delle donne che lo indossavano tutti i giorni.

Il reggiseno non evita il cedimento del seno con il passare degli anni e, anzi, accelera tale processo. Il professore Rouillon afferma infatti che dal punto di vista medico, fisiologico e anatomico, il reggiseno non apporta nessun tipo di beneficio al seno, e l’unico effetto è quello di dare al seno la forma del reggiseno. Una delle donne che ha partecipato a questa ricerca, dell’età di ventotto anni, afferma che ha smesso di usare il reggiseno da alcuni anni e si sente meglio, soffre meno di mal di schiena e respira meglio godendo di maggiore libertà.

Disintossica i linfonodi bloccati dal reggiseno:

Come abbiamo accennato, il reggiseno stringendo i tessuti attorno alle ascelle e al seno, blocca lo scorrimento della linfa che trasporta le tossine, batteri e sostanze di scarto. Se questi composti ristagnano a causa del reggiseno si possono avere seri danni per la salute come il cancro. E’ importante quindi far scorrere la linfa, ecco alcuni consigli:

Appunti di Mirco

 

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