L’emozione di un buon Aufguss

Salute: la felicità in un buon Aufguss

A seguire potrai leggere le emozioni vissute durante l’Aufguss in Sauna al campionato italiano, con la sintesi del racconto di Corrado Zanetti – E’ qui lo Show?“. Premetto infatti che quando si assiste a un buon Aufguss (ben eseguito nei movimenti coreografici e nella spiegazione delle scelte musicali, in questo caso l’ottima teatralità nel raccontare e spiegare il soggetto (cioè l’argomento da sviluppare, ovvero in una sola parola eseguire l’Aufguss ad arte), la felicità e il divertimento accompagnano la salute della persona che vi assiste anche dopo l’esecuzione, si esce rilassati e contenti grazie alle relative emozioni che si hanno all’uscita di un Aufguss eseguito ad arte (in fondo a questo riassunto trovi il link per potere leggere integralmente il testo dell’articolo ‘E’ qui lo Show?’, di Corrado Zanetti): “il navigatore mi aveva portato allo Chalet Mirabell di Avelengo [vicino a Merano (BZ)], a quella sauna bella e tecnologica”, in occasione della seconda selezione al decimo campionato italiano Aufguss…..

Il cuore della Sauna è l’Aufguss

“Dico subito: ho assistito a bellissimi Aufguss che mi hanno affascinato e colpito per la loro originalità, eleganza, forza ed empatia, cose belle che si elevano sopra la media (almeno quella che esce da queste prime due qualifiche). Ho conosciuto giovani Aufgussmeister di rigorosa professionalità, che mettono il proprio talento al servizio di un’emozione, meister che si annotano sul taccuino i particolari degli altri Aufguss, che fanno ricerca e danno corpo, in mesi di studio e preparazione, al proprio progetto con grande meticolosità”.

“Che sia finito il tempo delle favole l’ho capito dal colpo che, con il suo Aufguss heavy metal ‘Una passione, un vizio, una condanna: l’Ira’, Alessia Zuliani ha inferto alle mie certezze di libero e consapevole saunista. ‘L’Ira’ sovverte le regole, provoca la tachicardia, mi spaventa, in alcuni passaggi il suo urlo diventa urticante e distorcente. Esco dalla sauna con i nervi tesi, ma ci sta tutta. Perchè è la rabbia che è dentro le culture del mondo e il vissuto di ognuno di noi, e Alessia, lasciato il quinto fangoso cerchio dell’Inferno dantesco, me la grida in faccia trattando male tutto.Sembra avere un conto in sospeso con l’aria e con il braciere, scaraventa le bocce con le essenze sulla stufa (una anche sul soffitto della sauna, dove sono appesi i neon wood) e schizza acqua e ghiaccio da tutte le parti, anche addosso agli ospiti (giudici compresi); getta deliberatamente (autorizzata dalla giuria) l’asciugamano a terra. Ce la mette tutta per farti stare male, e ci riesce benissimo. Aufguss psicanalitico, sofisticato e coraggioso, sicuramente controverso e comunque assai più credibile e “vero” di qualsiasi macho gladiatore con la voce registrata. Da prendere o lasciare. Lo candido alla finalissima”.

Sono ancora scosso quando ritorno in sauna per vedere Claudio Massa, al secolo “Bruce Wayne: l’uomo dietro Batman”. Il toscano mi ha messo calma appena l’ho visto entrare di nero vestito, con passo lento e misurato e una mano in tasca: un “attacco” autorevole e carismatico. Bella l’idea di raccontare la biografia, ignota ai più, del pipistrello-giustiziere: il giovanissimo Bruce al quale uccisero, durante un’opera di Mozart, i genitori; il tormentato ritiro in Cina a scuola da un monaco Shaolin che gli insegna a dominare mente e corpo, ed il ritorno a Gotham, per indossare la maschera simbolo di giustizia ed onestà. Claudio domina gli spazi della sauna, è ordinato e pulito, muove bene l’asciugamano. Per “implementare” (orribile termine riportato nel regolamento) il tema, usa pochi oggetti mirati e di qualità (ricordo bene la teiera giapponese di ghisa nera, ne avevo vista un’altra, arancione, alla prima qualifica) e tre coerenti abiti di scena. Ma il mio eroe del giorno è lui, Michael Niedermaier, alter ego di Braveheart “Cuore impavido”. La sua faccia da scudo con i colori di Scozia, una tunica d’epoca bellissima e due bandiere bianche e azzurre appese alle spalle è quanto gli serve per trasformarsi nel poeta guerriero William Wallace. Ha lo sguardo affilato, è deciso e metodico, non si risparmia per nulla, interamente nel personaggio. Me lo vorrei vedere sempre davanti, con quella sua faccia da scudo, mentre mi fissa e mi colpisce, mi sciolgo d’ammirazione quando lo vedo imitare con l’asciugamano il movimento respiratorio della sacca della cornamusa. Ha conquistato il popolo e pure me. Bravissimo. Alessia, Claudio, Michael in finale: mi scopro curiosamente in sintonia con il voto della giuria, misteri di questo decimo Campionato. Al relegation ci vanno la volenterosa Sara Niederkofler (“The Roots of Nature”), l’improbabile sciamano Matthias Mauro (“La leggenda narra…”) e Fabrizio “Bicio” Lollini con il suo “Gugliemo” (Marconi, con il mapazzone scenico di “Gugliemo” Marconi, l’unico allestimento che si sia visto sabato, ci faceva un figurone! )” anche con il suono del telegrafo.

“Alla seconda giornata ci arrivo ancora in astinenza da show. E’ una domenica che finalmente riscalda la terrazza panoramica dell’area wellnes del Mirabell: osservo nei prati i movimenti dei cavalli Haflinger e …le ciabatte finiscono sempre in fila, un “modello italiano” che fa tendenza anche all’estero. L’attesa sale: solo quattro Aufguss Team in programma, e con meister di rango. Sento di doverli ringraziare tutti, perchè tutti mi hanno dato qualcosa di speciale. Grazie a Robert Gufler e Fabrizio Lanzi, teneri minatori della Val Ridanna -ci si arriva da Vipiteno(BZ)-, per la grazia e il sorriso con i quali mi hanno raccontato “Una storia lunga 800 anni”. Mancavano solo le rotaie sotto il braciere carico di galena argentifera, il progettista le ha infatti previste solo per le tende. Sembrava davvero di essere dentro una delle gallerie del parco minerario di Monteneve, complimenti per i costumi. Robert e Fabrizio si giocano l’accesso alla finale al relegation round: auguri di cuore minatori. Grazie a Cinzia Tomasello e Paolo Dell’Omo, istrionici e inappuntabili interpreti di “Dalmatians”. Di lui si conosce l’elegante calligrafia sventolatoria, il magnetismo del suo asciugamano e l’innata teatralità recitativa, cose che Paolo non mi ha certo negato anche in questa occasione; comicamente irresistibile il suo mugolio! Di lei non avrei sospettato che celasse una doppia identità: sono rimasto infatti piacevolmente sorpreso dalla sua “trasformazione” in Crudelia De Mon, personaggio che ha re/interpretato con grande spontaneità e ironia. Insieme hanno intrattenuto e divertito il pubblico, meritandosi ampiamente la qualificazione alla finale. Leggero ma di classe. Grazie agli “zelliani” Rita Gandolfi e Maurizio Magalotti, per avermi portato fin quassù l’arietta dell’Oasi nudista di Castel San Pietro Terme (“Le libertà nascoste”) e per avermi commosso con le loro raccapriccianti tutine attillate color rosa-carne. Li ho visti tutti, ma solo dell’ultimo Aufguss posso dire “I was there”. Loro me l’avevano detto che dovevo allacciare le cinture, io non l’ho fatto e ho rischiato di franare giù dalla panca per l’impossibilità di contenere le risate. Grazie “Sorelle Bandiera”, siete state una scheggia di salutare follia dopo troppe banalità. La coppia Renato Sonego-Amorino Teston, integrata in via del tutto eccezionale da Pier Paolo Zoni, ha schiantato i passeggeri durante una esilarante turbolenza comica che ha risparmiato solo i quattro giudici, obbligatoriamente costretti a mantenersi impassibili e tetragoni ad ogni ilarità. Chissà come hanno fatto, si sono comunque fortunatamente salvati .Con “SOS Aufguss (Allacciate le cinture)”, le tre hostess in tailleur rosso fuoco, calze a rete e tacco dodici, sorvegliate a vista sulla porta della sauna da due meister piloti d’aereo (gli “aiutanti attivi” Fabbianelli e Rossi) mi hanno squassato la pancia e i polmoni. Chi mi ha sconvolto di più è stato Pier Paolo Zoni: una arcigna pertica incurvata con la barba valorizzata dal rossetto sulle labbra e da una esagerata parrucca di riccioli color rame: una figura surreale degna di un quadro di Salvador Dalì. Aufguss Show da avanspettacolo da portare in tournée, compresa la hostess in red (per l’occasione Anastasia Dimitrova) che ho trovato ad aspettarmi sorridente all’atterraggio con un cesto di cioccolatini. Ne ho presi due: buonissimi”. Avete letto alcune parti dell’articolo di Corrado Zanetti, il cui testo integrale lo potete leggere nell’articolo E’ quì lo Show-Confessioni di un Saunista di Corrado Zanetti

Aufguss-show è il termine utilizzato per indicare lo spettacolo ovvero la rappresentazione teatrale in Sauna, mentre Aufguss tradizionale è il termine utilizzato per indicare la ventilazione in Sauna, dove l’Aufgussmeister cerca di trasmettere l’aria a tutte le persone, emozionando lo spettatore anche con la scelta musicale e il suo coinvolgimento nel fare arrivare l’aria a tutte le persone, cioè coinvolgere ed emozionare lo spettatore anche con la scelta musicale cercando di trasmettere l’aria a tutte le persone: “l’Aufguss convince e appassiona, oppure lascia a bocca asciutta.” – scrive Corrado Zannetti nell’articolo Deregulation e tartarughe “Ma non è solo questo: l’apporto alla struttura o alla scenografia, spiega già di per sè come un Aufguss show sia una rappresentazione che nasce da un progetto personale, da un’intima motivazione e da un’interiore ricerca espressiva. Ogni Aufguss è ricerca, un’opera d’arte in movimento. Ciò che si vede durante un Aufguss show diventa il riflesso di una parte di noi stessi, lo specchio della nostra anima. Mai come in questa edizione del campionato le donne sono state protagoniste, portando alla competizione temi nuovi e interpretazioni più introspettive e dunque più capaci di emozionare il pubblico”. Ottima spiegazione di come ci si emozioni assistendo ad un Aufguss-Show in Sauna, raccontato da Corrado Zanetti nell’articolo “Deregulation e tartarughe”. L’Aufguss tradizionale emoziona allo stesso modo per la musica scelta dall’Aufgussmeister e dal suo coinvolgimento nell’esecuzione (nel fare arrivare l’aria a tutte le persone.

Condiviso da Mirco

Leggi anche l’articolo Piccoli fiocchi di Neve, sempre di Corrado Zanetti

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